Festivaletteratura Mantova 2022

Festivaletteratura Mantova 2022
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Festivaletteratura Mantova 2022

Corneliani e Sali e Tabacchi Journal, l'amore condiviso per l'Arte.

Quattro autori e un dialogo aperto sullo stile al Festivaletteratura di Mantova.

Fin dalla notte dei tempi, Mantova sembra avere un rapporto speciale con poeti e scrittori (Virgilio è nato qui, Dante e Petrarca sono passati di qui sulle orme del mantovano). Questi narratori hanno aiutato gli italiani a raggiungere pianure infinite ad altezze di immaginazione. È infatti la sua ricca storia intrecciata con l'arte ad aver attratto i letterati che, nel corso dei secoli, ci hanno fatto sognare: rivivendo antiche avventure, immedesimandosi in cavalieri e crociati, inseguendo il virtuosismo barocco di poemi e fiabe.

Per questa occasione speciale, Sali e Tabacchi Journal e Corneliani si uniscono per celebrare il Festival Letterario di Mantova, con interviste ad alcuni dei nomi emergenti e noti che hanno partecipato all'edizione di quest'anno e alcune sorprese speciali in serbo.

Giulia Cavaliere

 

Qual è secondo te il fil rouge tra letteratura e musica?

Mi sono da sempre approcciata alla scrittura della musica con una prospettiva più letteraria e meno giornalistica. Mi interessa raccontare più che testimoniare un accaduto, mi interessa generare una narrazione della dimensione lirica ed esperienziale di quest’arte e dunque soffermarmi su come la musica intercetti la vita di ognuno, dagli artisti che la creano a chi ne fruisce.

 

Che significato ha Mantova per te o qual è la cosa che preferisci della città?

Amo l’eleganza sincera di Mantova nel portamento della sua dimensione di provincia. Imperdibili i vini naturali e la gentilezza dello storico bar Caravatti, le librerie del centro ogni pochi metri, dell’arte taccio, perché qui mi servirebbe almeno lo spazio di un pamphlet.

 

Qual è l'opera letteraria che ti ha veramente segnato?

Il tempo fa la lettura, quindi:

I Canti di Giacomo Leopardi quando avevo 13 anni.
Gli Scritti Corsari di Pier Paolo Pasolini quando ne avevo 21 Verso Betlemme di Joan Didion a 26.
I diari di John Cheever a 28.

 

Cosa significa per te / perché è importante per te avere la tua voce, i tuoi pensieri, essere pubblicato, ascoltato e ricevuto dal pubblico?

Essenzialmente sperimentare ogni giorno il privilegio della condivisione e dell’ascolto, la pratica di un continuo tentativo in divenire: portare qualcosa a qualcuno che gli faccia, in qualche modo, bene.

 

Come ti vedi crescere come scrittrice nei prossimi anni?

Certe cose io non so vederle. Desidero solo finire il nuovo libro che ho iniziato a scrivere e spero che la mia editor non mi uccida per il ritardo con cui glielo consegnerò e per quello che, dopo quel ritardo, leggerà. In fondo, oltre al pensiero di collaborare con persone stimolanti, penso sia tutto qui: continuare a voler scrivere, continuare a volere.

 

Molti scrittori famosi, come Gay Talese, Hunter Thompson e Joan Didion, erano noti per il loro stile eclettico ma elegante. Come esprimi il suo stile di scrittura attraverso l'abbigliamento?

Mi piacciono i vestiti ma non fanno la mia vita, diciamo che è un po’ come il fatto che amo le auto d’epoca anche se non guido. Gli scrittori citati sono fondamentali della mia formazione di lettrice e di osservatrice che scrive ma non credo che il loro stile passasse dagli abiti, piuttosto dal pensiero incarnato dal loro corpo, non cioè dalla forma ma dalla vita del loro corpo e questo anche se certamente indossavano abiti interessanti o bellissimi. Io amo indossare le scarpe dei tennisti degli anni ’70 e al tempo stesso vorrei vestire sempre come Virginia Woolf, indosso un paio di occhiali disegnati da Linda Farrow che sento molto miei. Per il resto, di base, amo la sobrietà che sa di non avere niente in contrario all’eccentrico.

Nicolò Porcelluzzi

 

Qual è secondo te il fil rouge tra letteratura e scienza?

La letteratura si intreccia alla crisi climatica perché interroga le nostre contraddizioni, i bisogni arroganti e le speranze ingenue con cui cerchiamo di convivere ogni giorno. Non si può ignorare il ruolo cruciale delle storie nella costruzione delle società, delle credenze, delle abitudini: ma chiedere alla letteratura di salvarci potrebbe rivelarsi deludente, perché il suo scopo è sempre un altro.

 

Che significato ha Mantova per te o qual è la cosa che preferisci della città?

Mantova ha avuto un ruolo importante nel mio apprendistato. Qui venivo negli anni del liceo a "fare il volontario", staccare i biglietti e sistemare le sedie. Infilandomi di straforo, ascoltando la gente che scriveva (ricordo due parole confuse con Merini e Arbasino) ho capito che il paio di libri che avevo letto in camera, tutto solo, non erano una cosa morta. Tornarci da autore, qualche anno fa, è stato strano.

 

Qual è l'opera letteraria che ti ha veramente segnato?

Direi che ce ne sono diversi, dipende dal periodo. Leggendo Luigi Meneghello ho imparato che la poesia si nasconde in ogni linguaggio, leggendo Virginia Woolf che si possono raccontare i pensieri, perché sono sensazioni. Mi sono venuti in mente loro due; ma se devo scegliere un libro, La cognizione del dolore. Tra qualche anno sarà un altro.

 

Cosa significa per te / perché è importante per te avere la tua voce, i tuoi pensieri, essere pubblicato, ascoltato e ricevuto dal pubblico?

Come non si può vivere senza relazioni, non può esserci scrittura che possa rifiutare un pubblico a priori. Non ho mai considerato la scrittura però un amplificatore che potesse servirmi a passare un messaggio, non ho le credenziali adatte, l'attitudine. Scrivere è pensare e quindi stare al mondo, dare un senso alle cose: poi ti distrai un attimo e qualche messaggio, alla fine, passa lo stesso.

 

Come ti vedi crescere come scrittore nei prossimi anni?

Da quando ho iniziato non c’è un anno in cui non attraverso trasformazioni, consapevolezze varie, strani sguardi; tanto che, banalmente, a rivedere quello che si è fatto l'imbarazzo è direttamente proporzionale alla distanza nel tempo. Spero di potermi imbarazzare sempre meno, ma smettere di farlo sarebbe la fine. Vorrei continuare a scrivere semplice per lavoro e complicato per me stesso.

 

Molti scrittori famosi, come Gay Talese, Hunter Thompson e Joan Didion, erano noti per il loro stile eclettico ma elegante. Come esprimi il suo stile di scrittura attraverso l'abbigliamento?

Temo che definire eclettiche le mie scelte in materia sarebbe eccessivo. Mi sembra che lo stile, in superficie, sia quella serie di gesti e accessori (capita anche nel mondo animale) in cui un individuo si manifesta in una cultura: il fatto è che lo stile ci serve soprattutto a riconoscerci di fronte a noi stessi, e queste belle premesse si possono sviluppare aldilà dei feticci. Detto questo, Beckett aveva un ottimo gusto.

Sonia Aggio

 

Come pensi che la vita reale informi la fiction e la fiction informi la vita reale?

Sicuramente le due dimensioni sono strettamente intrecciate, ma sarò sincera: le connessioni sono talmente numerose, talmente diverse e mutevoli che provare a definirle sarebbe riduttivo.

Posso parlare per me, come scrittrice di romanzi ambientati nel passato, e dirò che tutta la vita reale entra nella fiction, dal grande avvenimento al piccolo gesto di un personaggio, e quindi tutto ciò che accade è in un modo o nell’altro vero.

 

Che significato ha Mantova per te o qual è la cosa che preferisci della città?

Al di là della sua incontestabile bellezza, Mantova è stata la destinazione della mia prima gita scolastica. Avevo sei anni ed è stato un colpo di fulmine! Ricordo di essermi innamorata di tutto, dalle chiese agli affreschi ai giardini, tanto che penso che la mia passione per la Storia sia nata in quell’occasione. 

 

Qual è l'opera letteraria che ti ha veramente segnato?

Memorie di Adriano. Non lo considero il mio libro del cuore, ma è stato una rivelazione: un romanzo storico contemporaneo, immersivo, non didascalico. Quando l’ho letto, sono entrata davvero nella mente di un imperatore romano. I Taccuini di appunti, con la confessione dell’ossessione provata da Yourcenar per quella storia, mi hanno emozionato molto.

 

Cosa significa per te / perché è importante per te avere la tua voce, i tuoi pensieri, essere pubblicato, ascoltato e ricevuto dal pubblico?

Quando scrivo, spero di creare qualcosa di bello, ma per scoprirlo è necessario che il romanzo esca, venga letto e valutato dagli altri. Da un lato c’è sicuramente il timore di non piacere, di fallire, di vedere le tue convinzioni crollare davanti all’esame del pubblico, e questo può essere un freno, ma la scrittura è e rimane una fonte di piacere, e la cosa che penso di saper fare meglio, e desidero mettermi alla prova.

Una parte di me, poi, vuole raggiungere proprio quella persona (che esiste, ne sono sicura!) che cerca proprio la mia storia, e non l’ha ancora trovata.

 

Come ti vedi crescere come scrittrice nei prossimi anni?

Già ora avverto un cambiamento nel mio approccio alla scrittura. Credo che l’esercizio sia importante, e il processo di pubblicazione di Magnificat mi ha insegnato molto. Inoltre sto facendo tesoro delle osservazioni che provengono dai lettori.

La mia speranza è di continuare a scrivere e pubblicare a intervalli regolari. Ho diverse idee che vanno in direzioni diverse e che vorrei trasformare in romanzi, e mi piacerebbe riuscire a costruire un gruppo di lettori affezionati. Il mio obiettivo è diventare una scrittrice a cui il lettore torna con fiducia, con il desiderio di farsi accompagnare in un tempo e in un luogo nuovo.

 

Molti scrittori famosi, come Gay Talese, Hunter Thompson e Joan Didion, erano noti per il loro stile eclettico ma elegante. Come esprimi il suo stile di scrittura attraverso l'abbigliamento?

 

Nella scrittura come nell’abbigliamento tendo alla semplicità, alla linearità. L’accumulo mi stanca, mi impaccia.
Ho una predilezione per i tessuti morbidi, le righe, i colori freddi (in particolare blu, azzurro, rosa). Provo antipatia verso il nero, che mi pare privo di fantasia e di vita. Non mi trucco.
Forse le mie scelte non sono che un tentativo di valorizzare il mio viso, ma come scrive Maupassant: “Voi, signora, che avete occhi azzurri, non potete considerare l'esistenza, giudicare le cose e gli eventi come se aveste occhi neri. Il colore del vostro sguardo deve fatalmente corrispondere al colore del vostro pensiero.”

Aleksandar Hemon

 

Come scrittore di narrativa affermato che ha imparato l'inglese da adulto, come si relaziona con le lingue?

La lingua costituisce senz’altro un veicolo per la trasmissione del senso di identità, ma anche per la sua interruzione: come i miei genitori sono stati costretti a studiare una nuova lingua (l’inglese) a 50 anni, spesso con grosse difficoltà, così anche per me assumere l’inglese come una nuova lingua – per giunta letteraria – implica una creazione di un nuovo assetto: “Durante i miei primi anni negli Stati Uniti insegnavo inglese, soprattutto a migranti di origine slava. Avevo un ingegnere spaziale come studente, che, non riuscendo a imparare l’inglese, si trovava costretto a lavori molto meno qualificati”.

 

Che significato ha il festival letterario di Mantova per te? E’ la tua prima volta in città oppure hai avuto altre esperienze?

Questa è la mia seconda visita a Mantova, ero già venuto nel 2014 per Il libro delle mie vite e sono molto contento di essere stato invitato nuovamente. I festival, le conferenze come quella che mi ha tenuto impegnato a Berkeley il fine settimana successivo al Festivaletteratura sono occasioni di confronto, scambio e nuove conoscenze o opportunità...

 

Qual è l'opera letteraria che ti ha veramente segnato?

Ci sono tanti tantissimi libri che mi hanno formato ma in questa occasione vorrei nominare un autore italiano. Primo Levi e il suo Se questo è un uomo

 

Cosa significa per te / perché è importante per te avere la tua voce, i tuoi pensieri, essere pubblicato, ascoltato e ricevuto dal pubblico?

Per me è molto importante incontrare il pubblico in giro per il mondo, è un'occasione di dare la mia testimonianza o per parlare di questioni che mi stanno a cuore come il nostro futuro.

 

Molti scrittori famosi, come Gay Talese, Hunter Thompson e Joan Didion, erano noti per il loro stile eclettico ma elegante.Come esprimi il suo stile di scrittura attraverso l'abbigliamento?
Non sono così eclettico come loro e non dedico troppo tempo alla scelta del mio look, sono un tipo casual ma l'esperienza nell'atelier Corneliani è stato uno dei migliori compleanni che ho passato

Mantova

Corneliani, Sali e Tabacchi Journal ed il Festival Letteratura di Mantova condividono tutti un tema molto caro: il rapporto tra sostenibilità e letteratura. Non a caso, quest'anno il professore e scrittore straordinario Stefano Mancuso ha condotto un dibattito all'interno dell'Oasi Urbana Valletta Valsecchi, appena inaugurata, alla quale il Festival ha contribuito donando venti nuove piante, che si aggiungono ai 1.300 alberi già piantati questa primavera a Dosolo, compensando in parte le emissioni climalteranti generate dal Festival.

Altre conferenze che ci sono piaciute e che consigliamo vivamente di recuperare sono:

L'Altro Animale, una conversazione di Paolo Pecere con Helen McDonald sui pregi e i limiti dell'antropomorfismo, sull'origine della mente, sulle diverse forme di coscienza e su come queste riflessioni possano condizionare il nostro rapporto con animali come polpi, maiali, falchi e gorilla, nei quali troviamo un familiare altro da noi, a volte confortante, a volte inquietante che ci stupisce e ci coinvolge. La loro discussione sarà presto disponibile in un podcast in uscita a ottobre.

Per Un Pianeta Verde, un monologo di Stefano Mancuso (La pianta del mondo, La nazione delle piante), che esplora la teoria che gli alberi possono essere i nostri più straordinari alleati nella lotta contro il cambiamento climatico, anche grazie all'eccezionale capacità di adattamento che le specie vegetali dimostrano nei confronti dei cambiamenti del loro ambiente.

Oasi!, un viaggio nelle contraddizioni con cui il nostro tempo si confronta con la natura, in parte temendola, in parte sognandola, tra ecologia e bellezza, paura e speranza, controllo ed eros, incanto e sgomento, raccontato da Fabio Deotto, autore de L'altro mondo, dal giornalista Simone d'Antonio e dalla curatrice del podcast Annalisa Metta. La loro discussione sarà presto disponibile in un podcast in uscita a ottobre.