corneliani

Progetto Green Art

Con questo progetto ogni sei mesi la storica sede milanese di Via Durini, Palazzo Durini Caproni di Taliedo, si trasforma grazie a installazioni monografiche di giovani talenti che, con le loro opere, incorniciano e contestualizzano la collezione, seguendo non solo la logica dell’estetica ma soprattutto quella etica. Gli artisti selezionati, infatti, non hanno alcun vincolo creativo, se non quello di utilizzare, per le loro installazioni, esclusivamente materiali sostenibili, naturali e di recupero, per un messaggio chiaro e inequivocabile.


PE23: "Why Matter Matters?"
Camilla Alberti per Corneliani - a cura di Sofia Baldi

Cosa accadrebbe se osservassimo il presente con gli occhi del futuro?
Con un pizzico di fantasia siamo stati catapultati nel futuro e quello che vediamo di fronte a noi sono i reperti del presente. Un grande creatura, come un enorme fossile, accoglie al suo interno gli elementi tipici della contemporaneità. Il nostro tempo non è più quello di una natura limpida e pura, bensì prende forma nella contaminazione con elementi antropici: se ci avviciniamo alla scultura possiamo scovare conchiglie, rami di diversa origine, licheni o funghi lignicoli che in un’improbabile ma quanto mai reale danza dialogano con tubi idraulici, servosterzi, schegge di cd e pignoni di biciclette. Questi accostamenti paiono impossibili; eppure, altro non sono che una fedele e lucida rappresentazione dell’archeologia del presente.
Ora che abbiamo allenato lo sguardo alla ricerca del dettaglio possiamo concentrare la nostra esplorazione sui capi Corneliani. In sincronia con la ricerca di Camilla Alberti (Milano, 1994), il brand proietta nel futuro tutta la collezione Primavera/Estate 2023 e all’utilizzo di materiali di sartoria tradizionale, come la lana, la seta o il cotone, affianca tessuti tecnici di ultimissima generazione. Ecco che improvvisamente l’eleganza e la raffinatezza dei capi Corneliani abbracciano oggi anche la funzionalità grazie all’utilizzo del nylon e del poliestere.

AI22: "UltraCapi"
SCERBO per Corneliani – a cura di Sofia Baldi

Per valorizzare le scelte di produzione ecologica da parte del brand, l’artista sardo-piemontese SCERBO (Biella, 1984) mette in campo un processo di ricognizione creativa del contesto alla ricerca di materiale da recuperare.
Dopo perlustrazioni urbane ed esplorazioni fra i boschi piemontesi, SCERBO rintraccia tre elementi che diverranno i protagonisti, scartati e poi riscattati, dell’installazione "UltraCapi": cortecce di quercia, rami di ciliegio e tubi di metallo. Questo materiale, di origine naturale ed antropica, è stato ri-pensato e ri-impiegato dall’artista nella creazione di tre elementi scultorei, delicatamente appoggiati sul capo di tre manichini CIRCLE come corone. Se le corone sono comunemente associate alle responsabilità sociali, questi copricapi - ecologici invocano la responsabilità ambientale di fronte ad un’urgenza che non può più attendere. Gli "UltraCapi" di SCERBO danno forma a tre figure totemiche, tre custodi deputati alla cura, alla sorveglianza e alla protezione del pianeta terra. La vocazione di queste figure è custodire ciò che è prezioso e le corone che ne adornano il capo, ci ricordano che nulla è più degno del nostro tempo della salvaguardia del pianeta.

L’intervento dell’artista ci ricorda che chiunque può essere il destinatario meritevole della corona, purché si assuma l’impegno con consapevolezza. I custodi di "UltraCapi" indossano i nostri stessi abiti, non hanno volto né rango, sono ognuno e nessuno di noi.

PE22: "Foreste di Filo"
Federico De Lorentis per Corneliani - a cura di Sofia Baldi

L’artista Federico de Lorentis (Galatina, 1994) utilizza un approccio di tipo “site-specific”, dunque concepisce l’installazione in sito e ad hoc per la location e il pubblico che ne farà esperienza. In questo caso l’artista, stupito dalla straordinaria bellezza di palazzo Durini Caproni di Taliedo (sede di Corneliani), decide di cimentarsi in un’opera rispettosa della memoria storica e formale del luogo. L’installazione dialoga perfettamente con l’equilibrio e la monumentalità dell’architettura seicentesca lombarda e al contempo evoca la professione di Gian Giacomo Durini, mercante di seta che nel 1573 inaugurò la fortuna della famiglia.
Federico de Lorentis realizza un’installazione immersiva composta da oltre 300km di filo di seta e cotone, scrupolosamente filata e sospesa in strisce verticali dall’alto soffitto della sala principale.
L'artista concepisce un’installazione composta solo e unicamente da filo usurato e scartato da Corneliani e dai suoi fornitori, il quale viene ri-assemblato e valorizzato dall’artista per promuovere un atteggiamento rispettoso verso il pianeta che ci ospita.